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Anna dei numeri
Anna dei numeri  

Cristiana Vettori, Anna dei numeri. Una storia del Novecento, Edizioni Helicon, Poppi (Ar), 2020, pp. 185. Euro 14,00

 

Anna, tra la famiglia, i numeri e la storia

 

Giovanna Baldini

 

Tre generazioni, dall’inizio del Novecento alla metà del secolo scorso, tre famiglie che con le loro vicende private attraversano gli avvenimenti della storia d’Italia. Le trasformazioni, materiali e morali, di fine Ottocento, la Grande Guerra e l’avvento del fascismo. Il secondo conflitto mondiale, senza dimenticare la caduta della monarchia e la nascita della repubblica con il contributo decisivo delle donne italiane. Perché è di donne che parla questo libro.

La lettura dell’opera scorre piacevolmente grazie a una scrittura leggera e piana, mentre il tono evocativo è proprio di chi riporta memorie rivissute attraverso lontane voci di parenti e foto antiche color seppia, ormai ingiallite. Rimandano immagini di tavole apparecchiate che scandiscono i tempi canonici della giornata domestica; le donne di servizio, Maria, Adelina, affezionate alla famiglia come solo una volta accadeva: un’atmosfera un po’ da sogno e un po’ nostalgica, mentre l’Italia ancora giovane muoveva i suoi primi passi come Stato unitario.

L’Autrice governa con sicurezza i materiali storici e racconta il mondo fuori dalla famiglia, quello della Storia grande, con gli occhi attenti ma distaccati dei protagonisti.

Il libro è diviso in larghi periodi storici che nel secolo scorso segnarono tappe importanti della vicenda nazionale e della famiglia.

Nel 1900, Giovanni Bonelli, di origini meridionali, fresco di laurea in ingegneria, arriva a Verona, Stazione di Porta Nuova, con il suo primo incarico nelle Ferrovie dello Stato.

Giovanni è uno di quelli che crede nelle “magnifiche sorti e progressive”, ha fiducia nel futuro, combatte i pregiudizi del passato e anche quelli dei suoi genitori. Questa filosofia lo accompagnerà sempre e su queste idee educherà i figli: Anna, la primogenita, sarà la sua allieva migliore.

Il giovane ingegnere sposa Olga Viterbi, veneta e di famiglia ebrea, in contrasto con i pregiudizi dei genitori, soprattutto la madre. Lo sostengono le sue convinzioni positivistiche e razionali. Nascono tre figli: oltre ad Anna, la protagonista del libro, Ida e Pietro, il maschio tanto desiderato, che morirà di spagnola.

Le pagine di quegli anni raccontano di una famiglia agiata, attenta alla formazione dei figli per prepararli ad affrontare la vita.

Chi si occupa di tutto è l’ingegnere che protegge la famiglia e dei figli cerca di intuire caratteristiche e desideri per indicare loro la strada. Solo Anna si distingue, perché fa dello studio, del conseguimento della laurea in matematica e del lavoro successivo d’insegnante, una bandiera di personale autonomia. Da adulta, infatti, in pieno regime fascista, comincia a prendere le distanze dalla mentalità comune e compie scelte che non compromettono mai la sua libertà di pensiero, pur senza contrastare un marito, sempre più sostenitore della politica di Mussolini.

Perché “Anna dei numeri” si sposa. Laureata in matematica nel 1920, orgogliosa del traguardo raggiunto e insegnante in una scuola superiore, prima a Montefiascone e poi a Poppi, non riesce a sfuggire alle convenzioni dell’epoca, sempre combattute per formazione culturale: la donna ha gli stessi diritti dell’uomo ed è libera delle proprie scelte. Si sposa con Gino, bravo ragazzo e bravo docente, facendo felici madre e parenti tutti. Non si sa, invece, se Anna sia stata altrettanto felice nella nuova dimensione di moglie, madre e docente là a Poppi, nel Casentino, mentre in Italia il regime fascista detta valori e comportamenti individuali e collettivi. In quegli anni, così pieni di soddisfazioni legate al suo impegno scolastico – non si stanca di ribadire ai genitori dei suoi studenti che anche le figlie hanno diritto all’istruzione – Anna comincia e riflettere: la sua intelligenza e la sua determinazione alla fine la salvano dal conformismo dilagante.

Nel libro la figura di questa giovane donna spicca per libertà interiore e lucidità. Nei giorni della guerra ascolta Radio Londra e comincia a capire. Non sarà complice di “quella ignobile guerra voluta dal duce e da quell’altro pazzoide tedesco, suo alleato”, pensa. Marisa, la figlia, invece, non mantiene l’autonomia della madre: non termina gli studi un po’ per la guerra e un po’ perché preferisce inseguire l’amore. Sposa Vittorio e dalla loro unione nascerà Cristiana, autrice di queste pagine. poi Paolo e Mariarosaria. 

 

Chissà se le nipoti dell’Autrice riprenderanno in mano la storia di famiglia e continueranno a raccontare…