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Visionario a chi?

Visionario a chi?

 

di Enrico Pappalettere, Vincenzo Terreni

 

Rai3: Intervista a Charles Darwin - Visionari del 07/04/2014


Interviste impossibili” fu il titolo di un programma della seconda rete radiofonica Rai, in onda dal 1973 al 1975, in cui uomini di cultura contemporanei reali fingono di trovarsi a intervistare 82 fantasmi redivivi di persone appartenenti a un'altra epoca, impossibili da incontrare nella realtà, da qui il titolo. 

Valentino Bompiani ne pubblicò una scelta in due volumi nel 1975 (Wikipedia).

Gli intervistati che potevano avere una qualche attinenza con la scienza erano: L’uomo di Neanderthal, Plinio il vecchio, Lewis Carroll, Sigmund Freud (poco meno del 5% una presenza sparuta destinata a rimanere tale nel tempo degna quindi di un riguardo particolare dovuto alle rarità).

 

 “Visionari”, la miniserie di Corrado Augias andata in onda su RAI3 da 7 aprile 2014 è iniziata con uno scienziato: Charles Darwin. Il riferimento a interviste impossibili è d’obbligo anche perché il programma inizia e termina con alcune domande di Corrado Augias rivolte niente meno che al fantasma di Darwin, sempre di spalle e con molta meno barba dell’originale.

È risultato impossibile rintracciare i nomi dei consulenti scientifici del programma che forse scorrono come un rivolo tempestoso nel sottopancia in chiusura, certamente ci sono perché echeggiano citazioni testuali e perché la imponente scenografia è ispirata da chi le cose di Darwin le conosce.

Entra subito Augas nel ruolo di intervistatore e in noi spettatori allo scoccare della prima domanda sorge un dubbio sulla piega che andrà a prendere la puntata. Non sono tanto le “domande sbagliate” è solo un insinuante, progressivo timore che si rafforza sempre di più che, anche in questo caso, la “cultura italiana” si ritrova a fare i conti con la Scienza e a scoprire che si trova perennemente in rosso.

 

«Lei ha voluto sostituire Dio con una scimmia, perché?»

In questa apparentemente semplice domanda c’è un condensato di luoghi comuni che coprono di nebbia una teoria complessa. Lo stesso Darwin fu impegnato a sostanziare per oltre venti anni prima di avere il coraggio (scaturito da circostanze impreviste che avrebbero messo in dubbio la primogenitura) di renderla nota al grande pubblico. Cosa voleva intendere Augias? Che la scimmia ha sostituito Dio nella creazione dell’uomo? Quindi sottintende una creazione? Oppure dà, più o meno consapevolmente, credito alla scientificità della scala dell’essere che scorre tra le illustrazioni con lo scimmione dalle braccia penzoloni che progressivamente si drizza sulle gambe, perde il folto pelo, e infine si slancia elegante per diventare Adamo? Le risposte del fantasma di Darwin sono ben calibrate, ma non riescono a cancellare l’impatto delle domande.

Non è possibile analizzare in modo puntuale una occasione che poteva far vedere che l’evoluzione al pari di tutte le grandi teorie - che hanno una influenza pratica nella vita di ogni giorno perché cambiano il modo di pensare - è stata formulata da un personaggio che si trovava immerso in un processo di cambiamento vasto che interessava la comunità scientifica dispersa per il mondo e la nascita di una nuova interpretazione nasce da un concorso di idee e cervelli che si confrontano e crescono insieme. In questo ambito questa idea emerge gradualmente e si afferma grazie a piccole e grandi intuizioni fatte dai singoli che hanno un successo più o meno immediato quanto più il clima circostante si mostra disponibile ad accoglierle.

 

«Lei sa che la sua teoria è ancora al centro di conflitti ancora accesi che superano la comunità scientifica?»

Altra domanda fatale: chi sono coloro che “accendono i conflitti” in Italia e ancor prima negli USA? Non un cenno a S. J. Gould e alle sue battaglie per contrastare l’equiparazione, nelle scuole di alcuni Stati, tra creazione ed evoluzione e poi si scivola inevitabilmente nelle storie e storielle recenti della “settimana antievoluzionista” di morattiana memoria e della cancellazione dell’evoluzione dai programmi scolastici: tutta robaccia non prodotta certo dalla comunità scientifica, ma da politici che con questa non hanno mai avuto a che fare, neppure –si può certamente dire- attraverso i libri di scuola. Poi un colpo alla cecità delle Società scientifiche che non si accorgevano di quel che mutava proprio al loro interno, dimenticando che senza di esse, libere associazioni tra liberi studiosi e scienziati, la diffusione della scienza sarebbe rimasta confinata nei rapporti epistolari interpersonali e nelle università.

 

Una sorpresa agghiacciante

Il “caso di Valentina”. Valentina è una giovane signora portatrice sana di una malattia che colloca al 50% la probabilità di concepire un figlio gravemente ammalato senza possibilità di cura. La vicenda, qualcuno se ne ricorderà, terminò in un aborto consentito dalla legge e avvenuto in un bagno di un ospedale pubblico con la sola presenza del marito mentre i medici e i paramedici, tutti obiettori di coscienza, come consentono le disposizioni vigenti, si son limitati a portare la parola di Dio a questa disgraziata lasciata a sanguinare e ad abortire con dolore! Ma che bella coscienza vero? D’accordo, ma che c’entra con Darwin? Una buona occasione per condannare la legge 40, sì, va sempre bene, ma che c’entra?

 

Poi finalmente arriva Telmo Pievani che non poteva deludere e non l’ha fatto. Calmo, pacato, forte della sua conoscenza, della sua abilità di comunicatore e di tutte le belle manifestazioni che ha organizzato è stato chiaro e convincente. Perché non aprire e chiudere con lui che ha dimestichezza con l’evoluzione, la scienza e la situazione di arretratezza culturale del nostro Paese?

 

Si viene poi trasportati, dopo l’esposizione di Pievani, nel Congresso USA dove si scopre che alcuni degli intervistati non sono “d’accordo” sull’evoluzione. Anche noi siamo contrariati dalla gravità quando scivoliamo e ci ritroviamo colpiti nello spirito e nel fondo schiena!

Forse era più interessante sapere che figura avrebbero fatto i nostri parlamentari di fronte allo stesso quesito. Si preferisce invece andare a intervistare i bambini di una scuola e alla fine delle numerose risposte non si capisce il senso dell’operazione. Mentre è chiarissimo e doloroso il senso di disperata angoscia che prende corpo dentro di noi nel vedere questi bambini innocenti costretti a ripetere quattro preghierine pro e contro un fenomeno, l’evoluzione, su cui non erano stati messi nelle condizioni di poter riferire alcunché di umanamente sensato. Tra di loro girovagava un adulto, probabilmente il loro insegnante sul quale si sono appuntate tutte le malevole attenzioni di noi spettatori. Come si può fare una cosa del genere? Come può un educatore rimanere impassibile, artefice consapevole, di fronte a un tale scempio didattico?

 

E ancora un filmato-montaggio di spezzoni di film per produrre uno spezzatino di concetti, di seguito l’immancabile teologo nella persona di Vito Mancuso che dice cose anche sensate sulla nostra civiltà e infine la posizione della chiesa sull’evoluzionismo con la distinzione tra cattolici e protestanti con i cattolici più moderati degli altri. Fino ad arrivare al “disegno intelligente” che ingloba tutta la teoria che rientra nel disegno.

Come se ci fosse poca carne al fuoco si tira fuori anche Lombroso e l’antropologia criminale, meno male che c’è Vittorino Andreoli che spiega tutta la teoria “atavista”! Ci mancava solo un po’ di storia dei vicoli ciechi della ragione.

Quasi in chiusura “la sopravvivenza degli incapaci” un brano di un film di Oliver Stone “Wall street” con l’avidità che domina il mondo.

Augias ritrova un ruolo concludendo che Darwin precisa che l’uomo è libero di essere responsabile.

 

Un’altra sorpresa

Non poteva mancare, in una trasmissione che avrebbe potuto essere sulla Scienza, il sondaggio.

Premessa di Ilvo Diamanti: siccome dobbiamo porre delle domande chiare e secche le domande poste non sono propriamente corrette”.

Questa premessa fa tremar le vene e i polsi.

Ecco la prima domanda: “Noi discendiamo dalla scimmia oppure siamo il prodotto della creazione?”

48% scimmie, 47% prodotti creati; 5% non sa, non risponde. Noi cosa avremmo risposto?

Augias afferma che è stata una scelta legittima.

Una domanda la facciamo anche noi, ma se si ritiene una persona intervistata incapace di comprendere una domanda perché ne facciamo un’altra e attribuiamo la risposta alla domanda non fatta?

Poi seguono indagini su cosa pensano i cattolici nelle loro classi e sottoclassi di adesione alla religione. C’è da morire dalla curiosità. Stupisce infine che circa la metà degli intervistati apprezzi l’opera di Darwin (!?)

Le conclusioni sono sintetizzate in una frase incisiva (in cui Darwin stesso viene chiamato inventore dell’evoluzionismo) che poi è quello che conta in una trasmissione come questa: «Darwin è stato un visionario di cui è sopravvissuta la visione.»

 

Siamo contenti di aver pagato il canone anche quest’anno.